аннотация
Questa è una voce dalle viscere di San Pietroburgo, città che si fa mito, amante e prigione. Nella raccolta, i fantasmi digitali dei social network si scontrano con le viscere eterne di Soči, la metropolitana si trasforma in inferno e il dolore personale germoglia in meli sui confini. Poesia in cui una lingua di straordinaria sensualità («una colonna di sale», «ossicini nella terra», «la pioggia che sventra le viscere») serve a parlare della grande solitudine nell’epoca del frastuono universale.










